BANCA DELLA TERRA

La proposta in sintesi

Censire i terreni che risultano abbandonati o incolti e renderli di nuovo produttivi: è questo in estrema sintesi l’obiettivo di questa legge che istituisce la “Banca della terra”.

La proposta di legge prevede la realizzazione di un inventario completo e aggiornato dei terreni incolti di proprietà pubblica e privata disponibili a essere dati in gestione o in affitto. L’inventario viene reso pubblico e i privati interessati redigono un piano di uso del terreno, per la sua coltivazione o il suo sfruttamento a pascolo, e lo consegnano alla Direzione regionale competente in agricoltura che, valutati i piani, assegna i terreni.

Il recupero produttivo delle terre incolte è un tema estremamente rilevante per la nostra Regione. È stato recentemente stimato dall’amministrazione regionale che a fronte di 30mila campi coltivati sul nostro territorio ne esistono almeno altri 100mila abbandonati o incolti, situati in particolare nelle aree montane e in quelle considerate economicamente marginali. Queste aree, storicamente caratterizzate da una estrema frammentazione della proprietà, hanno subito fortissimi episodi di spopolamento e continuano ad essere soggette a fenomeni di invecchiamento della popolazione e di abbandono dei terreni agricoli. Le aree non coltivate sono sottoposte a un rapido processo di rimboschimento e spesso dipendono da sussidi pubblici per rimanere a prato e a pascolo. Questo fenomeno di rimboschimento non può essere visto come una positiva “rinaturalizzazione”: è un indicatore di abbandono del territorio e di allontanamento delle comunità locali dall’ambiente naturale. Il processo in atto è testimoniato anche dall’impoverimento delle pratiche e delle conoscenze ecologiche tradizionali nelle nostre comunità.

La Banca della terra è uno strumento molto semplice che può avere enormi effetti indiretti e a lungo termine su diversi aspetti della pianificazione del territorio. Infatti, recuperare i terreni incolti significa riappropriarsi di terre abbandonate da tempo e considerate marginali. Significa quindi riportare imprese e famiglie – quindi creare piccoli circuiti economici – in zone a forte calo demografico.

L’obiettivo di questa legge – che istituisce un meccanismo per facilitare l’accesso alla terra in zone montane e rurali – è incentivare la nascita di aziende agricole e zootecniche perché si insedino e fungano da presidio permanente a salvaguardia dei territori, per la prevenzione del dilavamento e l’erosione del suolo fertile, nonché il rischio di incendi. È ben noto che le azioni di sfalcio dei terreni sono fondamentali per la prevenzione del dissesto: l’intento di questa legge è quindi quello di raggiungere l’obiettivo del presidio del territorio tramite interventi ordinari, e non emergenziali, limitando l’intervento pubblico e il relativo esborso di risorse. Creare meccanismi per facilitare l’accesso alla terra permette, altresì, di incoraggiare l’occupazione nel comparto agricolo e forestale: queste disposizioni normative promuovono la creazione di unità colturali più estese idonee allo sviluppo di imprese gestibili secondo criteri di razionalità ed efficienza. Infine, la ripresa produttiva di terre incolte può anche rappresentare per alcuni beneficiari una integrazione al reddito e una misura per favorire il reintegro nel sistema produttivo di persone a rischio o in situazione di povertà.

La proposta prevede che in caso di più richieste su uno stesso terreno, ci siano dei meccanismi di punteggio che diano priorità ad alcuni profili. Con lo scopo di favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo e incentivare l’uso di tecnologie innovative capaci di sostenere in modo nuovo la conciliazione tra tradizione e innovazione, prevede che sia siano considerati prioritari i progetti presentati da coloro che non abbiano compiuto il 4oesimo anno di età. Per contribuire alla creazione di società inclusive e con pari opportunità per tutti i residenti, le legge prevede che sia data priorità a beneficiari in situazioni di difficoltà o emarginazione. Infine, la legge prevede che siano considerati prioritari progetti che prevedano tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale con l’intento di rinforzare le agricolture contadine, riconoscendole custodi della terra e della biodiversità. Riconoscere l’importanza primaria delle coltivazioni locali a basso impatto significa infatti difendere la sovranità alimentare e promuovere un’alimentazione sana delle famiglie e delle comunità.

La bontà della proposta è testimoniata dal fatto che è un provvedimento già adottato da diversi anni dalla Regione Toscana con la legge regionale 27 dicembre 2012, n. 80. Il successo dell’iniziativa ha ispirato altre 13 regioni italiane che hanno adottato analoghi provvedimenti. Tra le altre, la Regione Liguria (Legge regionale 11 marzo 2014, n. 4), la Regione Veneto (Legge regionale 8 agosto 2014, n. 26), la Regione Lombardia (Legge regionale 26 novembre 2014, n.30), la Regione Marche (Legge regionale 24 marzo 2015, n.11) e la Regione Abruzzo (Legge regionale 8 ottobre 2015, n. 26).

La presente legge si compone di 7 articoli.

Con l’articolo 1 la Regione promuove l’accesso e la riconversione produttiva dei terreni agricoli incolti o abbandonati al fine di contrastare il fenomeno del rimboschimento, favorire la creazione di unità colturali più estese idonee allo sviluppo di imprese gestibili secondo criteri di razionalità ed efficienza, e contrastare lo spopolamento delle aree rurali e montane. Si definiscono altresì, i terreni incolti o abbandonati come quei fondi suscettibili di coltivazione che non siano stati destinati a uso produttivo da almeno due annate agrarie, nonché i terreni già destinati a colture agrarie e a pascolo in cui si siano insediate formazioni arbustive e arboree.

L’articolo 2 istituisce la Banca della terra presso la Direzione centrale delle Risorse agricole, forestali e ittiche, competente in materia di risorse agricole. La Banca della terra è un inventario cartografico accessibile al pubblico e aggiornato periodicamente dei terreni incolti o abbandonati, pubblici e privati disponibili per la temporanea assegnazione in regime di affitto o di concessione gratuita da parte dei soggetti proprietari o aventi titolo.

L’articolo 3 disciplina la redazione ed i tempi di adozione del regolamento di attuazione della presente legge.

L’articolo 4 prescrive che i soggetti che richiedono le assegnazioni redigano un piano di uso, ovvero un piano di coltivazione o un piano di sfruttamento a pascolo del terreno, e disciplina le modalità di assegnazione dei terreni prevedendo priorità sotto il profilo soggettivo e oggettivo.

Gli articoli 5, 6, 7 disciplinano la valutazione dell’efficacia della legge, i suoi costi e la tempistica per l’entrata in vigore.

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