Diritto al respiro

Proposta modifiche al D.Lgs.n.152/06 e s.m.i. per il controllo delle emissioni di sostanze odorigene

Le prescrizioni normative concernenti l’emissione di sostanze odorigene attualmente in vigore sono, purtroppo, soltanto di carattere qualitativo. Per qualitativo si intende che non viene specificato un limite, un termine massimo, per ogni sorgente di cattivi odori ma soltanto prescrizioni generiche per evitarle nel caso di alcuni specifici tipi di trattamento o di impianto. Tali misure sono previste all’interno del codice civile all’articolo 844, così come nel codice penale all’articolo 674. Nel D.Lgs. n.152/2006, misure qualitative sono invece contenute:

 

  • all’articolo 177 sulla gestione dei rifiuti;
  • all’articolo 237-septies sulla consegna e ricezione dei rifiuti;
  • all’articolo 237-octies sulla gestione degli impianti di incenerimento.

 

All’articolo 272-bis, introdotto con il recente D.Lgs.n.183/2017, viene infine normato il potere delle regioni di legiferare in materia di emissioni odorigene per quanto concerne gli impianti autorizzati ex parte V del D.Lgs.n.152/06. Questo articolo, al primo comma, non aggiunge nulla di nuovo se non la certezza relativa alla potestà legislativa in materia da parte delle regioni, molte delle quali hanno infatti già provveduto a dotarsi di norme in materia ben prima dell’entrata in vigore del decreto fornendo anche limiti specifici per emissioni odorigene alla sorgente puntuale o areale. Al secondo comma vengono invece descritte le modalità attraverso le quali ogni regione può inserire limiti specifici, senza però fornire dettagli specifici in merito.

 

Questa impostazione normativa nasce da un problema essenziale legato all’impossibilità di fornire limiti identici a realtà industriali completamente diverse, o almeno farlo senza generare limiti troppo restrittivi per alcuni e troppo di manica larga per altri. Al tempo stesso però questo approccio ha reso la normativa estremamente carente, senza prevedere alcun obbligo in materia per quanto riguarda gli impianti dotati di Autorizzazione Integrata Ambientale, spesso anche di grandi dimensioni o di notevoli capacità di esercizio: un limite a questi impianti viene quindi affidato soltanto a prescrizioni specifiche all’interno dei singoli procedimenti.

Per far fronte a queste criticità, risulta necessario agire applicando delle modifiche al D.Lgs.n.152/2006, come ad esempio:

 

  1. Fornire la definizione di odore e sostanza odorigena, così come definite da norme ISO. In virtù di tale definizione sono definiti anche gli estremi nei quali la presenza di odori è definibile come molestia olfattiva, ossia un uso illegittimo dell’ambiente in funzione della frequenza di accadimento, dell’intensità, della durata, dell’offensività, del grado di fastidio provocato e del contesto (urbano o rurale) nel quale viene percepita;

  2. Specificare che le regioni devono, entro 6 mesi dall’entrata in vigore delle modifiche, dotarsi di normativa concernente le emissioni odorigene e approvare limiti per gli impianti autorizzati di cui alla parte V del decreto;
  3. Inserire gli aspetti relativi alle emissioni odorigene negli allegati che regolano l’espletamento delle procedure di VIA:

    1. Introdurre la valutazione degli impatti derivanti dalle emissioni odorigene nell’elenco degli inquinanti di cui tener conto nell’espletamento delle procedure di valutazione di impatto ambientale;

    2. Inserire nel contenuto minimo degli studi di impatto ambientale, oltre che a valutazioni sulla qualità dell’aria, del suolo e del sottosuolo, anche la valutazione dell’impatto odorigeno;
    3. Inserire la valutazione delle sostanze odorigene nell’elenco dei probabili impatti, al pari dell’inquinamento, del rumore, della luce e delle vibrazioni;
    4. Inserire un allegato ad hoc sui metodi da seguire per una corretta analisi degli impatti odorigeni, con speciale riferimento alla norma tecnica UNI EN 13725 per quanto concerne l’emissione puntuale o diffusa e la UNI EN 16841 per l’analisi di campo al recettore;

    5. Specificare le modalità attraverso le quali è possibile coinvolgere la popolazione residente per la definizione di elementi probanti di molestia olfattiva, sia attraverso questionari che applicazioni web o per dispositivi mobili;

  4. Introdurre i piani di monitoraggio delle emissioni odorigene all’interno dei Piani di Monitoraggio e Controllo (PMeC) di cui all’Autorizzazione Integrata Ambientale;
  5. Garantire che nel rilascio dei titoli autorizzativi per impianti di trattamento rifiuti, venga affrontato anche il tema della gestione degli odori, che essi siano generati da sorgente puntuale, areale o emissione fuggitiva;

  6. Rafforzare i compiti del Coordinamento di cui all’articolo 20 del D.Lgs. n.155/2010 in materia di qualità dell’aria ambiente, già previsti ma soltanto in modo facoltativo dal D.Lgs. n.183/2017;

  7. Ripristinare l’attribuzione di tutte le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 29-quattuordecies del Testo Unico Ambientale, indirizzandole alle attività di monitoraggio, controllo e ispettive svolte dal Ministero dell’Ambiente e delle Agenzie facenti parte del SNPA.

 

La presente proposta di legge, con l’obiettivo di riformare il contesto normativo al fine di regolamentare il costante ed adeguato controllo delle emissioni odorigene, segue esattamente questo schema.

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