Torna la bufala del teleriscaldamento

Oggi vi proponiamo il comunicato stampa apparso oggi sul sito omonimo www.ariapulitaspilimbergo.it

In merito alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di EcoMistral pubblicate sui quotidiani locali di giovedì, l’associazione Aria Pulita Spilimbergo precisa che:

1 – Obiettivo primario di un’azienda, a prescindere da ogni altra promessa mirabolante e da un profluvio di buone intenzioni, è fare profitti, e questo al minor costo possibile. Questo vale in particolare per quelle private, nella fattispecie una Srl che fa capo a una SPA, i cui amministratori rispondono agli azionisti e il cui scopo è distribuire a questi ultimi utili sotto forma di dividendi. E’ uno dei motivi per cui il nostro comitato è favorevole a che tutto il ciclo dello smaltimento dei rifiuti avvenga in mano pubblica e nella maniera più salubre, trasparente ed efficiente possibile, che non è quella dell’incenerimento, a maggior ragione quando si tratti di rifiuti tossici o pericolosi: tra quelli bruciati dall’impianto attualmente attivo, gli scarti industriali prevalgono su quelli ospedalieri e la loro quasi totalità proviene da fuori regione e perfino dall’estero.

2 – Per quanto riguarda le BAT  e i controlli, da un lato è scientificamente provato che una cosa sono le emissioni, comunque dannose per la salute e i cui effetti, in particolare per diossine e furani da combustione, sono “apprezzabili a babbo morto” e quantificabili vent’anni dopo o oltre, quando il danno si è ormai prodotto; e un’altra gli accumuli di inquinanti, e questo qualunque sia la “miglior tecnologia disponibile”, che per noi rimane l’Opzione Doppio Zero: Zero Inceneritore=Zero Emissioni; dall’altra l’azienda non dice che i controlli avvengono in sostanza in regime di autocertificazione: quelli “a camino” da parte dell’ARPA vengono effettuati, per legge, ogni due anni e concordati con l’azienda con congruo preavviso; e quelli straordinari soltanto in casi eccezionali, a posteriori, quando l’evento dannoso, o l’incidente, è già avvenuto, magari scappandoci pure il morto, come si è già verificato.

3 – Si tratta comunque di un’attività altamente pericolosa, che è regolamentata per legge, e operare nei limiti, notoriamente laschi e comunque arbitrari, stabiliti da essa è una precisa condizione per poterla svolgere, e non un titolo di merito di cui vantarsi spacciando il loro rispetto per obiettivo primario aziendale sotto forma di “tutela della salute e rispetto dell’ambiente”: questa avviene non inquinando, punto e basta, il resto sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.

4 – Obiettivo dell’azienda è ottimizzare l’utilizzo dell’impianto (in prospettiva e nelle sue intenzioni due “sinergici”) sfruttandolo al massimo, e quindi bruciando più rifiuti possibile, i quali costituiscono la materia prima e l’oggetto stesso dell’attività: il loro “smaltimento” attraverso l’incenerimento. E’ questa  la missionaziendale, non la “termovalorizzazione” (termine quantomeno eufemistico usato esclusivamente in Italia al posto di incenerimento), che ne è l’effetto secondario, ossia la produzione di energia, con cui beneficiare e gratificare la popolazione in cambio dell’accettazione da parte di questa della presenza dell’inceneritore. Obiettivo primario dell’amministrazione dovrebbe rimanere, a nostro avviso, il benessere e la salute dei cittadini nonché la tutela di un ambiente fragile, e anche il sostegno di  attività che più si prestano alle caratteristiche e alla vocazione del territorio, che ha più a che vedere con l’agroalimentare, particolarmente nel settore delle coltivazioni biologiche; il turismo culturale, naturalistico ed enogastronomico; le attività artigianali, la piccola industria specialistica: sono queste che vanno a vantaggio di tutta la comunità; i profitti ricavati dal trattamento dei rifiuti, in un circolo vizioso che ne fa una merce ambita, col risultato che se ne producono sempre di più per poterne bruciare sempre di più, va unicamente a vantaggio di chi ne fa traffico e di chi li smaltisce. Ci risulta peraltro e ci conforta, che sia le direttive europee, sia le intenzioni dell’attuale ministro dell’Ambiente Costa,  vadano nella direzione opposta di ridurne drasticamente la produzione incentivando le soluzioni di riciclaggio.

5 – L’impegno costantemente sbandierato di realizzare il teleriscaldamento, le sue modalità e i tempi di esecuzione, per come era stato formulato nel progetto di convenzione che la passata amministrazione era sul punto di approvare nella seduta di consiglio del 27 dicembre scorso, che sarebbe avvenuta semiclandestinamente se la cittadinanza non si fosse massicciamente mobilitata, da cui la sospensione e il rinvio della decisione in proposito, risultava poco più che una dichiarazione di intenti, senza alcun obbligo cogente, con tempistiche vaghe, controlli fumosi, modalità da stabilire in corso d’opera, in altre parole una bufala. Per porre una volta per tutte fine alla diffusione delle quali, chiediamo all’amministrazione di invitare il legale a suo tempo incaricato della stesura del testo della convenzione, e per questo lautamente retribuito, ad attestare pubblicamente che la realizzazione dell’impianto di teleriscaldamento sia obbligazione contrattualmente vincolante per la società che gestisce l’impianto ed EcoEridania che la controlla.

6 – Come già annunciato, come comitato sabato 6 a Parma prenderemo parte all’incontro nazionale Comuni e comunità contro gli inceneritori si incontrano. L’Economia Circolare parte dai territori, organizzato dal Movimento Legge Rifiuti Zero a cui era stata invitata anche l’amministrazione: la partecipazione di un suo rappresentante all’evento sarebbe auspicabile anche solo per un confronto con le esperienze di altri Comuni sedi di impianti di incenerimento alla luce del dibattito in atto.

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