Misure in materia di riduzione dello spreco alimentare e farmaceutico

Commissione: Tutela della salute, servizi sociali, alimentazione, …
Firmatario: Andrea Ussai

La presente proposta di legge si propone quale primo adeguamento e prima applicazione operativa in ambito regionale delle disposizioni della legge 19 agosto 2016, n. 166 (Disposizioni concernenti la donazione e le distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi), nota anche come “legge contro lo spreco”. Tale legge ha sicuramente costituito una innovazione normativa importante, che ha semplificato e risolto alcuni nodi operativi: si è riconosciuto il valore prioritario della donazione rispetto alla distruzione e si è ampliato il novero dei soggetti che operano per finalità sociali, estendendolo anche agli enti e alle formazioni sociali cui non sia stata riconosciuta la veste di ONLUS. Diviene ora centrale la definizione di «spreco alimentare», inteso quale insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali o estetiche, ovvero perché prossimi alla data di scadenza, che possono essere destinati al consumo umano.  La sfida attuale è quella di contribuire alla definizione di un sistema organico –anche a livello regionale- di contrasto allo spreco alimentare e farmaceutico, adottando misure e strategie sempre più specifiche ed efficaci. Appare infatti necessario che anche il legislatore regionale contribuisca ad indicare le azioni da intraprendere, i target da raggiungere e le modalità di monitoraggio nel tempo dei risultati conseguiti, anche con la valutazione ex post delle politiche approvate. Come punto di inizio è possibile partire dal dato su scala nazionale: dai campi al consumatore finale in Italia 5,6 milioni di tonnellate di cibo vengono prodotte in eccedenza e ben 5,1 milioni diventano spreco, per un valore di 12,6 miliardi di euro (fonte: Il Sole24ore, 17 ottobre 2016). Se è vero che grazie all’impegno dei soggetti beneficiari le eccedenze recuperate e redistribuite negli ultimi quattro anni sono cresciute dal 7,5% al 9%, occorre mettere in campo tutte le strategie per aumentare questa percentuale e –se necessario- adottarne di nuove. Questo perché anche nelle ricca società del nostro nord-est permangono problemi di squilibrio tra domanda e offerta di cibo: gli strati più poveri della società incontrano crescenti difficoltà a procurarsi quanto necessario per le esigenze di vita quotidiana e appaiono ancora insufficienti o non pienamente efficaci gli interventi socio-assistenziali messi in campo per affrontare la perdurante crisi economico-finanziaria. Con il testo che presentiamo, il ciclo agricolo-industriale alimentare del cibo viene pertanto rimesso al centro del dibattito regionale, offrendo lo spunto per l’elaborazione di politiche che sappiano tener conto dei comportamenti individuali (quali l’alimentazione incontrollata che conduce all’obesità oppure lo spreco domestico degli alimenti) e delle ricadute energetiche (secondo l’Università di Bologna il 3% dei consumi finali di energia sono attribuiti allo spreco alimentare) ed ambientali (basti pensare alla produzione di rifiuti ed alle potenzialità dei sistemi di packaging innovativi sulla “shelf life” (vita commerciale del prodotto) dei prodotti).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *